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Respira meglio, corri con passo regolare
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Problemi Comuni Marco Ferretti Aggiornato il 2026-10-01 10 min di lettura

Esaminiamo l'origine meccanica del dolore sottocostale che blocca spesso chi corre a ritmi sostenuti. Trovi la sequenza di azioni immediate da compiere senza fermarti del tutto.

Fitta al fianco durante la corsa: cause e soluzione
Punti chiave
  • La fitta al fianco e spesso uno spasmo dei legamenti del diaframma, non un problema cardiaco.
  • Un pasto consumato troppo a ridosso dell'uscita aumenta la pressione gastrica.
  • Rallentare il passo ed espirare a fondo sul piede opposto attenua lo spasmo.

La fitta al fianco durante la corsa colpisce corridori principianti ed esperti. Il termine medico e clinico e dolore addominale transitorio legato all'esercizio fisico. Il dolore si presenta come una fitta acuta e tagliente sotto l'arco costale, oppure come un dolore sordo e diffuso che blocca il ritmo del passo. Nella maggior parte dei casi, il problema compare quando si aumenta bruscamente la velocita o quando la respirazione perde sincronia con l'appoggio dei piedi a terra.

Questo disturbo non segnala una lesione organica permanente, ma e il risultato di uno stress meccanico a carico dei legamenti interni e dei muscoli respiratori. Conoscere l'origine esatta del dolore permette di intervenire in pochi secondi senza interrompere la seduta di allenamento. Questa guida spiega i meccanismi anatomici del problema, le manovre sul campo per risolverlo e le regole alimentari da seguire prima di allacciare le scarpe.

Differenza tra dolore a destra (fegato) e dolore a sinistra (milza)

La posizione del dolore indica quale organo e sottoposto a trazione meccanica o a congestione sanguigna. La cavita addominale ospita organi con volumi e funzioni differenti. Durante la corsa, il rimbalzo continuo del corpo scarica forze verticali su questi elementi anatomici, creando tensioni asimmetriche a seconda del lato coinvolto.

Il dolore al fianco destro e il piu frequente nei podisti. In questa zona si trova il fegato, l'organo parenchimatoso piu pesante del corpo umano, con una massa media di circa 1,5 chilogrammi negli adulti. Quando corriamo, il fegato subisce una forte trazione verso il basso a ogni impatto del piede destro al suolo. Se il diaframma risale per espellere l'aria nello stesso istante in cui il fegato scende, il legamento coronario e il legamento triangolare destro subiscono uno stiramento meccanico doloroso. Inoltre, un afflusso sanguigno massiccio e non distribuito in modo efficiente puo provocare una distensione transitoria della capsula epatica di Glisson, ricca di terminazioni nervose dolorifiche.

Il dolore al fianco sinistro coinvolge invece la milza, un organo di circa 150-200 grammi situato nell'ipocondrio sinistro. La fitta splenica e legata a due fattori distinti. Il primo e una vasocostrizione riflessa: la milza contrae la propria capsula muscolare liscia per immettere eritrociti di riserva nel flusso sanguigno generale, rispondendo all'improvvisa richiesta di ossigeno da parte dei muscoli scheletrici. Questa contrazione genera uno spasmo locale. Il secondo fattore e la presenza di bolle d'aria nell'ansa colica sinistra, posizionata esattamente sotto la milza, che comprime la zona quando l'intestino e gonfio o irritato.

Parametro Fianco destro (Fegato) Fianco sinistro (Milza e colon)
Organo bersaglio Fegato e capsula di Glisson Milza e flessura splenica del colon
Peso indicativo organo Circa 1400 - 1600 grammi Circa 150 - 200 grammi
Meccanismo scatenante Trazione sui legamenti epatici e congestione venosa Spremuta ematica splenica e intrappolamento di gas intestinali
Tipologia del dolore Fitta tagliente o senso di pesantezza profonda Spasmo acuto, puntorio e localizzato sotto le costole
Fattore aggravante tipico Espirazione forzata durante l'appoggio del piede destro Partenza a ritmo gara senza riscaldamento progressivo

Il ruolo del diaframma e dei legamenti peritoneali nello spasmo

Il diaframma e una cupola muscolo-tendinea che divide la cavita toracica da quella addominale. E il motore principale della ventilazione polmonare. Quando si inspira, il diaframma si contrae e si abbassa verso l'addome, creando una depressione che riempie i polmoni di aria. Quando si espira, il muscolo si rilassa e risale verso l'alto all'interno della gabbia toracica. Sotto il diaframma sono ancorati i visceri tramite pieghe di tessuto connettivo chiamate legamenti peritoneali.

Durante la corsa, ogni falcata produce un impatto contro il terreno pari a circa due o tre volte il peso corporeo dell'atleta. Questo impatto genera un'accelerazione verso il basso di tutti gli organi addominali mobili. Se il corridore espira mentre il tallone tocca il suolo, si verifica un conflitto cinematico: il diaframma spinge verso l'alto per buttare fuori l'aria, mentre il fegato o la milza cadono verso il basso per effetto della gravita. Questo scontro tira i legamenti di sospensione peritoneali, provocando una fitta immediata.

Un secondo elemento e l'irritazione del peritoneo parietale. Il peritoneo parietale e la membrana che riveste internamente la parete dell'addome. E innervato dal nervo frenico, lo stesso nervo che controlla la sensibilita della spalla e della base del collo. Quando i visceri sbattono contro questa membrana a causa delle oscillazioni verticali del bacino, o quando vi e sfregamento causato da una parete gastrica dilatata, il peritoneo si infiamma localmente. Questo spiega perche il dolore puo a volte irradiarsi verso l'alto, raggiungendo la scapola o il trapezio.

Infine interviene l'ipossia transitoria del diaframma. Quando un corridore respira in modo superficiale e rapido, il muscolo diaframmatico lavora senza sosta in regime di accorciamento parziale. Il flusso di sangue arterioso che nutre le fibre muscolari del diaframma si riduce a causa dell'aumento continuo della pressione intratoracica. Il muscolo accumula metaboliti acidi, entra in affaticamento acuto e genera un crampo circoscritto sotto l'arcata costale.

Azione immediata: sincronizzare l'espirazione con il piede opposto al dolore

Quando la fitta compare durante la corsa, fermarsi all'istante non e indispensabile. Esiste una manovra biomeccanica diretta che toglie tensione ai legamenti addominali e scarica il diaframma senza interrompere l'avanzamento.

La tecnica si basa sulla sincronizzazione tra la fase di espirazione e l'appoggio dei piedi a terra. L'obiettivo e fare in modo che il diaframma risalga verso l'alto solo quando l'impatto a terra avviene sul lato opposto a quello dolorante, eliminando la forza di trazione simultanea sullo stesso lato del corpo.

  1. Rallentamento controllato dell'andatura: ridurre la velocita di corsa di circa venti o trenta secondi al chilometro. Mantenere la frequenza dei passi costante ma accorciare la falcata per ridurre l'oscillazione verticale e la violenza dell'impatto con il suolo.
  2. Localizzazione precisa del lato: individuare se la fitta si trova sul fianco destro o sul fianco sinistro per impostare il ritmo respiratorio corretto.
  3. Esecuzione dell'espirazione sul piede opposto: se il dolore e a destra, svuotare i polmoni con decisione nel preciso istante in cui il piede sinistro tocca terra. Se il dolore e a sinistra, buttare fuori tutta l'aria nel momento esatto in cui il piede destro impatta l'asfalto. In questo modo, l'organo pesante del lato dolorante non scende bruscamente verso il basso mentre il diaframma sale.
  4. Adozione di un pattern respiratorio dispari: passare a uno schema a tre passi (due passi inspirando e un passo espirando, oppure tre passi dentro e due passi fuori). I ritmi pari costringono a espirare sempre sullo stesso piede, perpetuando lo stress unilaterale sui legamenti. Un ritmo asimmetrico distribuisce il carico sui due lati della cavita addominale in modo alternato.
  5. Compressione manuale diretta: durante l'espirazione sul piede opposto, posizionare due o tre dita della mano direttamente sul punto esatto del dolore, sotto le costole. Premere verso l'interno e verso l'alto per un centimetro, flettendo leggermente il busto in avanti. Rilasciare la pressione durante l'inspirazione successiva.

Regolazione della respirazione con labbra semichiuse per creare contropressione

Se la modifica del passo non basta a sciogliere lo spasmo, la respirazione a labbra semichiuse rappresenta la risposta fisiologica successiva. Questo metodo modifica la dinamica pressoria all'interno delle vie aeree e della gabbia toracica, stabilizzando il diaframma.

Stringere leggermente le labbra durante la fase di espirazione crea una resistenza meccanica all'aria in uscita. Questa resistenza genera una pressione positiva di fine espirazione nelle vie aeree superiori e nei bronchioli. La contropressione impedisce il collasso precoce delle vie respiratorie periferiche e rallenta la velocita con cui l'aria abbandona i polmoni. Di conseguenza, la cupola diaframmatica non risale verso l'alto con uno scatto violento, ma e guidata in una risalita controllata, uniforme e priva di scossoni meccanici sui legamenti sottostanti.

Per eseguire questa tecnica durante la corsa, seguire questa procedura precisa:

  • Inspirare solo attraverso il naso per una durata di due secondi interi, lasciando espandere la pancia verso l'esterno e mantenendo le spalle basse e rilassate.
  • Accostare le labbra lasciando solo una fessura centrale stretta, come se si dovesse soffiare attraverso una cannuccia per bibite.
  • Espirare con forza costante e uniforme attraverso questa fessura per quattro secondi completi. L'aria deve produrre un sibilo udibile continuo.
  • Durante l'espirazione, spingere la parete addominale verso la colonna vertebrale per favorire lo svuotamento della base polmonare senza contrarre il collo o i muscoli pettorali.
  • Ripetere questa sequenza per sei o otto cicli respiratori completi, mantenendo il busto eretto per dare spazio alla cavita addominale.

Questa respirazione ripristina la normale saturazione di ossigeno nel muscolo diaframmatico, riduce la frequenza cardiaca di alcuni battiti al minuto e disattiva lo spasmo riflesso che causa il dolore puntorio.

Cosa mangiare nelle tre ore precedenti l'allenamento per prevenire il disturbo

Lo stato di riempimento dello stomaco e il contenuto dell'intestino sono cause dirette dell'insorgenza della fitta al fianco. Uno stomaco pieno aumenta la massa complessiva che oscilla verso il basso a ogni falcata. Inoltre, un pasto non digerito richiama sangue verso il circolo splancnico, sottraendolo ai muscoli scheletrici e al diaframma.

La finestra temporale critica e quella delle tre ore che precedono l'inizio della corsa. In questo arco di tempo, l'alimentazione deve favorire un rapido svuotamento gastrico e mantenere stabile la pressione osmotica all'interno del tratto digerente.

Il fattore principale da evitare e l'assunzione di bevande o alimenti ipertonici. Liquidi con un'alta concentrazione di zuccheri semplici (bevande gassate dolci, succhi di frutta concentrati, te zuccherati industriali con concentrazioni superiori all'8 percento di carboidrati) richiamano acqua dal sangue all'interno del lume intestinale per effetto osmotico. Questo processo gonfia improvvisamente l'ansa intestinale, aumenta l'attrito contro il peritoneo parietale e scatena il dolore al fianco gia dopo quindici minuti di corsa. Bere acqua a temperatura ambiente o una soluzione ipotonica (con carboidrati inferiori al 4 percento e una punta di sale da cucina) e la scelta corretta.

Anche i grassi e le fibre insolubili devono essere azzerati nelle tre ore prima del via. I grassi rallentano la motilita gastrica legandosi ai recettori duodenali e mantenendo lo stomaco appesantito fino a quattro o cinque ore dopo il consumo. Le fibre insolubili (cereali integrali non raffinati, legumi, verdure a foglia verde scuro) trattengono liquidi e gas nell'intestino crasso, aumentando il volume dell'addome inferiore e creando una pressione diretta contro il fegato e la milza.

Esempio pratico di gestione alimentare prima della corsa:

  • A tre ore dall'allenamento: consumare tra 40 e 60 grammi di carboidrati semplici e digeribili con una bassa quantita di proteine magre. Due fette biscottate classiche o pane bianco tostato con un velo di marmellata priva di pezzi di frutta, oppure cinquanta grammi di riso bianco brillato condito solo con mezzo cucchiaino di olio extravergine di oliva. Evitare latticini freschi, burro e frutta con buccia cruda.
  • A novanta minuti dall'allenamento: interrompere il consumo di qualsiasi cibo solido. Bere non piu di 200-250 millilitri di acqua a piccoli sorsi per idratare i tessuti senza formare una massa fluida pesante che rimbalza nello stomaco.
  • Nei trenta minuti finali: non assumere gel densi senza acqua o zuccheri concentrati. Se la bocca e secca, limitarsi a sciacquare il cavo orale sputando l'acqua, oppure bere un singolo sorso non freddo per umettare le labbra.

Errori comuni da evitare

Spesso i corridori peggiorano il dolore addominale attraverso reazioni istintive ma scorrette. Ecco i quattro comportamenti da eliminare sul campo:

  • Bloccare la corsa all'improvviso: fermarsi di colpo da una velocita media o alta provoca un calo repentino del ritorno venoso al cuore, peggiorando la congestione del fegato e lasciando il diaframma bloccato nello spasmo. Bisogna sempre transitare attraverso un minuto di camminata a passo svelto.
  • Bere grandi volumi di liquido freddo: ingerire un intero bicchiere d'acqua fredda in un secondo per contrastare la fatica scatena un riflesso vaso-vagale e dilata lo stomaco all'istante, riattivando la trazione sui legamenti gastrosplenici.
  • Correre con il tronco inclinato in avanti a spalle chiuse: quando compare il dolore, molti atleti si piegano a riccio per proteggere l'addome. Questa postura comprime la gabbia toracica, riduce la corsa del diaframma e raddoppia lo sfregamento contro il peritoneo parietale. La gabbia toracica deve rimanere aperta.
  • Passare a respirazioni corte e toraciche: respirare solo con la parte alta del petto senza muovere l'addome mantiene il diaframma contratto nella sua posizione piu debole, impedendogli di decontrarsi ed eliminare i metaboliti acidi.

Come procedere nei prossimi allenamenti

La prevenzione a lungo termine della fitta al fianco richiede un lavoro muscolare mirato. La parete addominale e i muscoli stabilizzatori del tronco (trasverso dell'addome, obliqui interni ed esterni, quadrato dei lombi) formano una cintura naturale che contiene i visceri durante l'oscillazione della corsa. Inserire due volte a settimana esercizi di stabilizzazione isometrica (come il plank sui gomiti e il side plank per trenta o quaranta secondi a serie) riduce le oscillazioni del fegato e della milza di diversi millimetri a ogni passo, prevenendo la comparsa del dolore.

Durante le prossime sessioni di corsa, e utile tenere un diario di allenamento annotando cosa si e mangiato nelle tre ore precedenti, a quale chilometro e comparsa l'eventuale fitta e quale lato del corpo ha interessato. Questo permette di individuare la propria tolleranza individuale ai liquidi e agli orari dei pasti pre-corsa.

Se il dolore addominale non scompare entro venti o trenta minuti dalla fine dell'attivita fisica, se si presenta a riposo senza alcuno sforzo, se si irradia al braccio sinistro accompagnato da sudorazione fredda, o se le urine presentano tracce scure di sangue dopo la seduta, non si tratta della comune fitta da sforzo. In presenza di questi sintomi particolari, e necessario sospendere gli allenamenti e consultare tempestivamente un medico per condurre esami diagnostici mirati.

Questo contenuto ha scopo informativo: consulta il tuo medico sportivo prima di modificare i tuoi ritmi cardiaci o iniziare un nuovo piano di corsa. Note legali

Marco Ferretti
Articolo a cura di Marco Ferretti Coordinatore editoriale e preparatore podistico

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